Poesie

*

Mando questo telegramma.
Oggi è la prima aria di neve
tu starai in un questo o in un quando
o in un certo chissà.
Oggi perderemo qualcosa insieme
nello stesso momento
una fedina, una verdura per la strada.
Qualsiasi cosa. Una cosa che non si
trattiene. Viene a cercarti.
La tua, viene a cercarmi.

Secondo luce

È come dirti addio
sopra il cucuzzolo del Mondo
dopo il mare fin dentro
che ci divide al ponte,
al passeggio chiarazzurro della barca.
Dire addio a te e – prima che sia –
a noi
a tutte le inconsolate vie della tua bocca
alle parole della pioggia sui canali
degli occhi.
Questo è il tempo: una luce di lampi,
breve, come il guizzo della terra
e manca, manca il cono d’ombra
dove si nasce, dove un po’ si vive.

anghelos

Che rientri da questa terra
per i segreti delle porte
che quasi mi dormi accanto
è scritto nel rumore della pioggia
nel tremito aguzzo delle acque.
Più dentro è il chiodo di non saperti qui
vederti andare come certe domeniche d’inverno
anche quando è il dono del mondo che ci unisce,
il fondo delle cose a crescerci di neve.

.

*

Ho da scaldare tante piccole cose
per amarti bene,
risalire con la macchina i curvoni
addestrare il tempo della frizione
come dicevi tu: o vivi o muori,
che poi si riparte col vento sui lobi.
Restituirmi al mare
nella domenica asciutta e rossa
lì dove ti piaceva inventarmi
le ossa, le curvature della bocca
o un nome che mi hai dato, così
nella tua mente.

.

*

C’è un tempo scavato
nel tempo migliore
la misura istituzionale di quanti passi
si affatica la terra.
Nelle consultazioni di stagione
ti chiameranno a scegliere la vita
dopo questa morte
ma tu parla solo nel luogo
– segna solo la linea –
dove giunge la chiarezza dell’aria.
C’è un tempo dentro il tempo,
un filo acceso a intermittenza
dove il mio ventre è tondo d’attesa
dove viviamo,
dove la lontananza non ha mestiere.

.

*

Tu che non arrivi
parti in silenzio
da dove rallenta
elastica l’aria
spaziosa, geograficamente
lampante,
dicono
– e allora è vero –
come i guasti nucleari
ti spargi a migliaia di chilometri
sulle fucine delle strade
che agosto risale
su un filo tremante di laghi
fitte riserve di case e
da lì con te
da lì per spazio
fa come per suonare
lontanissima e variabile
la romanza di Natale.
E t’auguro un viaggio che duri,
la prua diritta
tu che non torni
parti che tutto dorme
e sola t’aspetto mill’anni.

“Dialoghi da Moleskine”

(in “Quattro giovin/astri”, Kolibris 2010)

da “a” come avvicino

(in “Quattro giovin/astri”, Kolibris 2010)

da “Maldamerica"

(in “Retrobottega – I poeti di Poiein 2010”)