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(disordine)

I

L’ordine dei giorni.

Il disordine dell’inciampo, della parola che pronunci dopo dieci giorni
di silenzio e fiato rosso.
Il disordine dell’ora legale e lunghissima sera,
il disordine della tromba sul tetto,
il disordine del matto.
Il disordine della tua storia lanciata così,
il disordine del tuo corpo di bolla e del tuo cuore forte
che se fosse più forte lo direi felice.
Il disordine delle mani battute nella notte,
il disordine dei fuochi d’artificio,
il disordine dello scampato all’onda disastrosa,
il disordine del regalo nel giorno anonimo,
il disordine del gesto gratuito.

II

L’ordine delle stagioni.

Il disordine del caldo d’inverno,
il disordine del camino acceso a marzo.
Il disordine di tutto il cibo comprato, il disordine del libro lasciato in fretta.
[…]

(da “Dei settantaquattro modi di chiamarti”, Raffaelli, 2012)

Tuttitudine

In sogno lanciavamo in cielo la paura,
prendila Tu, Padre degli astri
e delle cortine fluorescenti di gas”.
Così Simone il cieco ballò senza
tastare l’universo con le mani
e Zita parlò senza capire.
Stringere le nostre gabbie toraciche
perché tenessero (e, oh sì, tenevano)
l’un l’altro, l’uno all’altra, l’una all’altro
finché non rischiarava il giorno dopo
e la grancassa dell’oceano
non ci accompagnava.

E la mattina dopo aveva la riserva
del dolore di pancia
Tuttitudine…”, ha detto il medico curante
– il musicista che la notte prima
aveva agganciato il fuoco alle dita,
la sua culla/pancia a quella di una donna
vedova di Solitudine –
…primo fiore della felicità”.

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(da “La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta”, Ladolfi editore, 2011)

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anghelos

Che rientri da questa terra
per i segreti delle porte
che quasi mi dormi accanto
è scritto nel rumore della pioggia
nel tremito aguzzo delle acque.
Più dentro è il chiodo di non saperti qui
vederti andare come certe domeniche d’inverno
anche quando è il dono del mondo che ci unisce,
il fondo delle cose a crescerci di neve.

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(da “Secondi luce”, LietoColle, 2009)